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Rappresentazione visiva dell'articolo: Le risorse incatenate

Autore: Stefano Langellotti

Data di pubblicazione: 20 dicembre 2019

Le risorse incatenate

Lo scorso anno, terribile per i mercati finanziari, terminavo la mia newsletter di fine 2018 recitando un detto di Warren Buffett “i mercati finanziari sono uno strumento per trasferire denaro dagli impazienti ai pazienti”; sono passati dodici mesi, possiamo tirare le somme di cosa è accaduto nel frattempo.

Tutte le borse mondiali hanno archiviato rendimenti a due cifre:

MSCI Index

YTD

EUROPE

17.96%

FAR EAST

16.01%

NORTH AMERICA

26.33%

PACIFIC

16.05%

WORLD

23.13%

Anche le obbligazioni di qualsiasi segmento di rischio e durata hanno creato valore schiacciando ulteriormente i rendimenti, i quali in molte situazioni sono ormai talmente asfittici da risultare incomprensibili: oltre il 40% delle obbligazioni governative dei paesi “core” ha tassi negativi, addirittura come nel caso di Giappone, Germania, Austria, Olanda, Belgio e Francia fino alle scadenze decennali; prestare i nostri risparmi, seppur ad uno Stato, per ottenere dopo 10 anni meno denaro di quanto dato sembra un’assurdità, come in effetti è. Il nostro BTP a 10 anni, ad esempio, rende un fantasmagorico 0,72% al netto di imposte e bolli:

Tornando all’andamento dei mercati azionari nel 2019, chi ha mantenuto la rotta ha quindi archiviato un anno eccellente.

Guardando più in profondità, si notano andamenti divergenti nei vari settori, con energia e materie prime agli ultimi posti e tecnologia e immobiliare sugli scudi:

E il 2020 cosa ci riserverà?

Ogni anno rappresenta una storia a sé e pensare di prevedere i “cavalli vincenti” saltando da una sella all’altra è una pura utopia (oltre ad essere stato dimostrato che nella stragrande maggioranza dei casi non produce maggiori risultati di un semplice “compra e mantieni” con ribilanciamenti periodici):

Allora cosa fare?

Investire è semplice, ma non facile. 

Con le borse Usa sui massimi, le obbligazioni sicure di mezzo mondo senza rendimento e i tassi zero sulla liquidità tenuta in banca, la tentazione di lasciare tutto sul conto corrente è alta. 

Infatti, in Italia ci sono circa 1.400 miliardi di euro in liquidità:

La prima considerazione è che tutti questi risparmi si sono persi quindici anni di ottimi rendimenti, anzi si sono fortemente svalutati a causa del rendimento zero o quasi del conto corrente e dell'inflazione, che da gennaio 2005 a dicembre 2019 è stata del 27,4%; in sostanza un prodotto che nel 2005 costava 10.000 € sarebbe costato 12.740 € nel 2019:

La seconda considerazione è che non utilizziamo in modo efficiente i nostri risparmi e se questo poteva non essere un grande problema fino agli anni 2000, visti gli alti rendimenti dei Titoli di Stato e la copertura totale del Welfare Statale, oggi impiegare bene il frutto dei nostri sacrifici rappresenta una necessità inderogabile. 

Ad esempio l’Italia è uno dei paesi meno assicurati e con minore penetrazione di previdenza complementare in tutta Europa, nonostante sia la nazione con più risparmio privato al mondo. Questo perchè siamo abituati a vedere uno Stato assistenzialista, che pensa a tutto, pensione e copertura sanitaria incluse.

Ma è ancora così?

Il rovescio di questa medaglia di scarsa conoscenza/propensione ad assicurarsi e a costruirsi una pensione integrativa lo svela l'ultima indagine GFK Eurisko ai risparmiatori italiani, che evidenzia come una parte della grande liquidità sui conti correnti derivi dalla copertura di eventuali imprevisti e da una riserva per il futuro: invece che gestire quei problemi con i corretti strumenti, si lascia un mare di liquidità a morire sui depositi bancari o postali. 

Quindi mancanza di consapevolezza dei problemi da una parte e delle possibili soluzioni dall'altra.

In conclusione la domanda chiave che dovremmo farci tutti è “per quali motivi risparmio?”. 

Avere la consapevolezza che una buona parte delle nostre risorse debbono essere destinate al lungo periodo – la nostra pensione, gli studi e gli investimenti per i nostri figli, la copertura degli imprevisti, il mantenimento del tenore di vita nel tempo, il passaggio generazionale, etc – ci farà desistere dal lasciare in balìa della svalutazione i nostri risparmi e ci permetterà di impiegare al meglio le risorse a disposizione per realizzare ciò a cui teniamo davvero nella nostra vita.

Chiudo citando nuovamente Warren Buffett, visto che ha portato molto bene l’anno scorso:

“Oggi qualcuno è seduto all’ombra perché tanto tempo fa qualcun altro ha piantato un albero” 





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